meccanica
(basti evocare alcuni nomi: Maranello, Fiorano, Ferrari... ) e ceramica(2).
La sua straordinaria preparazione tecnica e teorica era dovuta all'esperienza
maturata presso una fornace di Formigine e ad uno studio intenso
e metodico (nelle ore lasciate libere dal lavoro) unito ad una costante
attenzione e apertura a tutte le innovazioni tecniche. Così quando
a fine degli anni Settanta l'industria ceramica cominciò a richiedere
forni monostrato a rulli per aumentare la produttività e ridurre
i costi a fronte della crisi energetica dell'epoca, Mori fu pronto
ad accettare la sfida, approfondendo le conoscenze sulla dilatazione
dei metalli e volando negli Stati Uniti per acquistare un brevetto
per l'utilizzo di forni che erano impiegati dalla NASA per cuocere
isolanti nelle navette spaziali. Senza quella intuizione tecnica
ed imprenditoriale il settore ceramico, che produce a livello mondiale
4,5 miliardi di mq di piastrelle, non avrebbe le dimensioni che
può vantare oggi. Per restare in Italia le cifre parlano chiaro:
600 milioni di mq di piastrelle, per un fatturato di 9500 miliardi,
di cui il 70% derivante dall'export. A questi dati vanno aggiunti
quelli relativi all'impiantistica.
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Ad
oggi il settore italiano delle
macchine per ceramica è sicuramente il più importante al
mondo e fornisce macchine e tecnologia in tutti i continenti tramite
l'opera di circa 180 aziende con 7.000 addetti ed un fatturato di
2500 miliardi. Accostare la storia di Mori è allo stesso tempo accostare
la storia di una amicizia che ha legato non solo professionalmente
uomini profondamente diversi tra loro per cultura e "fede", ma accomunati
dallo stesso cuore, come racconta in queste pagine José Soriano
Ramon, che incaricò Mori di progettare per la Porcelanosa il suo
forno a rulli. Di uomini così di un'amicizia operativa che genera
innovazione, migliori condizioni di lavoro, benessere - tra uomini
così c'è bisogno anche oggi. Nell'epoca della globalizzazione,
in cui l'accento è sempre posto sulla dimensione oggettiva del lavoro,
non è pensabile uno sviluppo reale, nel rispetto della dignità della
persona che lavora e di una vera equità tra i popoli, senza uomini
che vivano profondamente la loro responsabilità professionale e
imprenditoriale come amore agli altri uomini.
Eugenio
Dal Pane
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2:
Il prof Michael E. Porter dell'Harvard School Press di Boston, lo
studioso dei distretti industriali, ha definito Sassuolo la ''Silicon
Valley della piastrella". Egli asserisce che nell'economia globale
sarà sempre più vincente chi è organizzato in distretti. Un distretto
non nasce a tavolino, ma è frutto di una serie di fattori materiali
e immateriali - aspetti socio-economici, ambientali e geologici
locali; il crearsi di modelli di riferimento; la propensione al
rischio, la coesione sociale, il clima di fiducia; la scuola, la
rete di servizi (banche e municipalità disposte a promuovere e a
sostenere lo sviluppo) e di fornitori, la capacità di ricerca...
-, ma il fattore decisivo resta la passione costruttiva di uomini
disposti a spendersi per il bene comune. Sassuolo è contemporaneamente
un esempio sia di distretto sia di ambiente di provincia italiana,
dove le persone si sono rimboccate le maniche per la loro sacrosanta
autorealizzazione, creando sviluppo, occupazione e benessere per
sè e per molti. L'opera educativa di don Dorino e don Magnani, rivolta
ai ragazzi poveri e disoccupati della provincia modenese per insegnare
un mestiere, si è intrecciata con la passione e la genialità di
imprenditori lungimiranti e attenti al bene comune quali, oltre
a Mori, Pietro Marazzi, Giorgio Fini. E questo uno dei tanti esempi
in cui la libertà della persona, la preoccupazione amorevole per
l'altro, l'intrecciarsi di uomini e di storie complementari non
sono stati asfissiati dallo statalismo dominante tutta la storia
dello Stato italiano" (Gianpietro Mondini, presidente Cooperativa
Ceramica d'Imola).
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